Migranti
e associazionismo, manca
il secondo livello. Quello cioè
che valorizza il lavoro degli
imprenditori, della generazione
oramai radicata in Italia. Si
tratta di uno dei tanti aspetti
emersi dall’acceso dibattito
innescato dall’incontro
dedicato all’analisi della
ricerca sull’associazionismo
dei migranti nella provincia di
Milano curata da Marco Caselli
ricercatore Università
Cattolica di Milano. Frutto di
un lavoro, durato quattro anni,
sostenuto dalla Fondazione ISMU
che ha voluto giungere alla conoscenza
il più possibile dettagliata
della realtà dell’associazionismo
dei migranti nel territorio lombardo.
Non senza offrire un'occasione
di dibattito al quale hanno partecipato
esponenti delle varie comunità.
La Fondazione
persegue questo obiettivo
per promuovere la ricerca scientifica
rivolta alla sempre migliore comprensione
dell’attuale società
multietnietnica, nonché
per offrire strumenti di conoscenza
per le problematiche relative
all’assistenza dei gruppi
etnici gravitanti nel territorio
della regione Lombardia.
C’è ancora molto
da fare, perché le relazioni
dei migranti si collocano al centro
di un universo fatto di relazioni
nel quale convivono protagonisti
diversi quali i migranti stessi,
le ambasciate, i consolati, altre
associazioni di migranti, le istituzioni
locali italiane .
Nello specifico,
il ruolo fondamentale giocato
dalle associazioni di migranti
– in termini di integrazione
– è quello di mediazione
fra la popolazione immigrata e
le istituzioni della società
di accoglienza. In quest’ottica
risulta dunque fondamentale il
rapportarsi al mondo dell’associazionismo
dei migranti da parte di tutti
coloro che nel pubblico e nel
privato operano in questo settore
e si trovano a dover programmare
e sviluppare un sistema integrato
di interventi volto a contrastare
l’esclusione sociale, così
pure a realizzare azioni di integrazione
e promozione sociale e culturale
degli stranieri nel rispetto e
nella valorizzazione delle diversità.
...........................................................