di Jorge Ojeda
Muhammad
Yunus e la sua Grameen Bank
(la banca del villaggio) come
ha scritto di recente il Financial
Times indicano la strada da seguire
alle istituzioni creditizie. La
crisi ha determinato un vero e
proprio tsunami del sistema bancario
e sulle sue macerie si profilano
soluzioni come quello del microcredito
che è valso a questo economista
del Bangladesh il premio Nobel
per la Pace 2006. Curare il capitalismo
malato con dosi massicce di iniziativa
economica con finalità
sociali.
Trasferta
italiana per «il
banchiere dei poveri»:
incontra i vertici della Fondazione
Cariplo, fa discutere sulla soluzione
inventata nel 1977 per sostenere
i poveri più poveri del
Bengala, in particolare le donne,
attraverso il microcredito senza
garanzie. La Graamen, oggi è
diffusa in 57 Paesi, è
diventata anche perno di un gruppo
che va dalle telecomunicazioni
alla sanità. Presenta il
suo ultimo libro, "Un mondo
senza povertà".
Ma in
quella che ormai chiamano la Yunusphera
c'è anche l'azienda sociale
che, ad esempio, produce e vende
prodotti alimentari di alta qualità
ma a basso prezzo puntando a un
mercato di bambini poveri e malnutriti,
senza farvi incidere costi di
pubblicità e di confezionamento.
Che sviluppi sistemi di energia
elettrica da fonti rinnovabili
e li venda a un prezzo ragionevole
a quelle comunità rurali
che non sono allacciate alla rete
elettrica. Quella che ricicla
rifiuti, liquami e altri prodotti
di scarto che altrimenti finirebbero
a inquinare aree abitate da poveri.
Illusioni? Forse. Ma anche la
Grameen bank trent'anni fa lo
era. Ora, non più.